Ormai mancano solo poche settimane, e dopo tutto il lavoro passato a pensare come sarebbe dovuto essere, che anima dargli, quali contenuti, l’OpenCamp è praticamente qui. OpenCamp è qui anche grazie agli sforzi del team, alla disponibilità degli speaker e al supporto dei partner, che hanno creduto in questa iniziativa sin dall’inizio.

La giornata sarà divisa in una mattinata in cui racconteremo i progetti e un pomeriggio hands on in cui avrete a disposizione quattro (forse cinque) workshops gratuiti, il programma completo dell’opencamp lo potete trovare qui: http://goo.gl/87Hrs, il sito con tutte le informazioni su Partners, Contributor e Agenda è questo, www.hopen.it/opencamp. Se non sei registrato ti consiglio di farlo subito qui http://www.eventbrite.com/event/6405485981!
Questa giornata sarà per Hopen anche una piccola celebrazione a modo suo. Quando nel Novembre del 2011, io e il prode Alessio cominciammo a parlare di Hopen, i temi che racconteremo al camp, non erano ancora arrivati sulle prime pagine dell’Economist e, soprattutto in Italia, l’economia collaborativa, lungi dall’essere un giorno si e uno no sulle pagine dei quotidiani come oggi, era ancora questione per insiders.
Oggi che non lo è più finalmente, noi abbiamo deciso di parlare di eccellenze: di business model aperti, di compagnie che scelgono di rilasciare i proprio design in open source, di fabbriche distribuite e partecipative, di nuove monete, di imprenditorialità e di passione, di come anche una azienda può essere essa stessa open source, di nuove opportunità ecologiche di sviluppo, del perché se lavoriamo insieme siamo più creativi, troviamo più soluzioni e migliori.
In questo anno e mezzo io stesso ho compreso meglio cosa significa questa sharing economy di cui tutti vanno parlando e ho scoperto come dietro i numeri, che testimoniano spesso crescite esponenziali dei servizi di consumo collaborativo o dei marketplace peer to peer, ci sia veramente un movimento di pensiero, quasi una rivoluzione culturale. La mia sensazione è che ci sia una vera trasformazione in arrivo.
La stessa mia esperienza personale con Ouishare, il network internazionale di cui sono connector e core member, ha contribuito nel darmi accesso a una vera e propria community, che mi ha aperto gli occhi su quanta eccellenza si stia muovendo, in Europa e oltre.
C’è una comunità di pensiero e azione che mette in pratica sperimentazioni continue, alla ricerca di una innovazione che non sia solo più tecnologica, ma anche sociale e trasformazionale. Che cambi le cose insomma: a partire da se stessi e dal rapporto che si ha con la professione come parte di una esperienza di vita e ricerca più complessa e ambiziosa.
Questa è una comunità di persone che si fanno guidare non più o solo dal successo e dal denaro ma da una ben più rara merce al giorno d’oggi: il significato. Quello che la lingua inglese racchiude efficacemente in una parola: purpose.
Ed è la condivisione che è riuscita a mettere in moto tutto questo. I blog e i social media ci hanno connesso e ci hanno dato enormi possibilità di creare nuove tribù, nuove nazioni, hanno velocizzato esponenzialmente, come la stampa aveva fatto secoli fa, la nostra capacità di critica sociale e politica e aumentato a dismisura le contaminazioni e le fertilizzazioni.
La tecnologia ci ha aperto nuove frontiere: a un tratto quasi tutto è possibile, non è più così importante avere grossi capitali a disposizione quando si è in grado di usare gli strumenti, le metodologie e quando si risponde all’imperativo della curiosità di sperimentare.
Se poi ci accorgiamo di come questa discussione sia maturata durante un periodo in cui il modello che ha guidato il nostro sviluppo sociale, economico, organizzativo per decenni ha finalmente mostrato (a tutti) i suoi limiti, allora possiamo capire come, finalmente, un nuovo rinascimento culturale stia divenendo veramente possibile. Un rinascimento in cui ognuno può e deve avere un ruolo.
Ci dobbiamo una riflessione verso una re-interpretazione condivisa dell’economia e dello sviluppo in cui sposare finalmente il principio della cooperazione, dell’efficienza, dell’onestà ecologica e dell’inclusione. Si perché è di inclusione che si parla: di raccontare, connettere e abbattere confini.
Per questo abbiamo deciso di selezionare quei progetti che, nella nostra umile esperienza di connettori riteniamo tra i più significativi: per mostrarvi come, anche in Italia e spesso sottotraccia, idee incredibilmente sensate e una tensione continua verso il trasformarsi stiano producendo reali opportunità di sviluppo e incubando le soluzioni a molte delle sfide di oggi.
All’OpenCamp non puoi mancare, si parlerà del tuo futuro.
Registrati, i posti finiranno credimi.











Chiaramente Crowdfuture ha già avviato una 
Facciamo qualche esempio:

