Prima di iniziare questa splendida avventura che è Hopen non mi era per niente chiaro cosa comportasse farsi promotore di un’ iniziativa pubblica e ambiziosa come questa.
Ma che volete fare? Come volete operate? In cosa credete? Ho scoperto ben presto che a queste domande mi sarei dovuto abituare ma, ancora più velocemente, sono giunto a una ben più amara considerazione: che le domande Tu che ne pensi?, Chi vuole darci una mano? o, ancora, Tu Cosa proponi? Rimangono effettivamente spesso senza risposta.
L’occasione della manifestazione di sabato e tutte le inutili polemiche sulla sicurezza che ne sono derivate hanno probabilmente distolto la nostra dovuta attenzione da quella che dovrebbe essere una considerazione centrale: in che modo manifestare in piazza può produrre un cambiamento reale nella nostra società?
Il grande merito delle manifestazione di piazza è oggi quello di informare: rendere le persone coscienti che non sono sole nella lotta per una società diversa, che tanti condividono con loro le stesse convinzioni e sono pronte a mettere la loro faccia dietro a gli stessi slogan e le stesse rivendicazioni.
La vera notizia è, però, che oggi oltre alla faccia è arrivato il momento di metterci mani, cuore e cervello: è arrivato il momento di investire parte di noi stessi, del nostro tempo e delle nostre competenze nel disegnare quella cultura e quella società di cui auspichiamo di fare parte, lo zeitgeist di un tempo di là da venire ma che sarà, anche e soprattutto, grazie a tutti noi.
In questi giorni di preparazione al ReBoot meeting di Hopen del 12 Novembre – il meeting dove riprenderemo le fila della discussione nata online in questi giorni e ci focalizzeremo sulle iniziative da far partire a cui stiamo già iniziando a lavorare a cui invito tutti, ma veramente tutti a partecipare - non vi nascondo che ho visto meno coinvolgimento di quello in cui avevamo sperato: è come se avessimo perso, dopo anni di recinti e steccati fatti apposta per esercitare un dissenso controllato, la nostra capacità di spenderci in prima persona per trovare nuove soluzioni
In quale modo pensiamo di cambiare le cose senza dare un buon esempio? Senza regalare parte di noi stessi e delle nostre competenze a qualcosa che sia per tutti? Senza perdere un po’ del nostro tempo ad unire, raccontare, ispirare gli altri a spendersi per un vero cambiamento?
Il nostro modo di evocare un’era piena di un nuovo significato e una società che sappia realmente tirare il freno e invertire la rotta – piuttosto che picchiare fischiettando a occhi chiusi contro un muro, magari giusto rallentando un po’ per darla a vedere – è di disegnarla un progetto per volta, raccontarla una parola per volta, dibatterla e plasmarla un’opinione per volta.
Per questo motivo abbiamo concepito Hopen, che porta l’apertura dritta nel nome, come una iniziativa aperta e inclusiva, che dia parola, spazio e possibilità di contribuire in prima persona a tutti: ora sta a voi partecipare.
Noi vi aspettiamo.
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